Barmasse: ‘Abbiamo trovato due morti sul Dhaulagiri’



L’alpinista, sull’Ottomila insieme a David Goettler, racconta i tragici momenti della scoperta dei cadaveri. “E’ successo nella zona del French Pass, sono portatori nepalesi, la causa è una valanga”

Anche se la parola morte viene spesso abbinata agli Ottomila – c’è lo scenario della morte, c’è la zona della morte, quella cioè sopra i 7.500 metri – e su queste montagne si siano consumate grandi tragedie alpinistiche, quando la “si vede in faccia” (non in prima persona, se no non sarei qui a parlarne) il colpo è sempre molto duro. Durante uno degli allenamenti qui sul Dhaulagiri, nella zona del French Pass, io e David Goettler abbiamo trovato i corpi senza vita di due persone. Quando col passare delle ore il sentimento del dolore ha lasciato il posto alla razionalità, entrambi abbiamo condiviso il fatto che sia stato sorprendente effettuare quella macabra scoperta proprio lì. Non è una zona che preveda particolari difficoltà, lì di solito passano i trekker, è difficile lasciarci la vita. Anche sulla causa della tragedia la pensiamo allo stesso modo: una valanga. In questa zona, dove oggi ai fortissimi venti si è aggiunto il grande freddo, lo scorso autunno è stato un periodo molto complicato per tutte le spedizioni perché continuava a fare brutto, è caduta molta neve. Proprio a causa di queste tempeste il rischio di valanghe si è alzato. Tra l’altro non è stato facile capire di chi si trattasse: inizialmente abbiamo trovato lì i documenti riguardanti tre trekker coreani, in realtà appartenevano a una guida e a un suo compagno di salita. Entrambi portatori nepalesi. Naturalmente abbiamo avvisato immediatamente il Ministero del Turismo.

IL RECUPERO

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Ci sono voluti un po’ di giorni per capire chi fossero realmente e che cosa stessero facendo lì: erano due guide appartenenti a un’agenzia. Abbiamo avvisato le autorità dando loro i punti Gps garantendo poi la nostra disponibilità per aiutare l’elicottero nel recupero, così che le famiglie di queste due persone possano organizzare una degna cerimonia per i loro cari morti in montagna. Non credo che ci sarà bisogno del nostro aiuto, ormai la macchina dei soccorsi – e dei recuperi – è purtroppo rodata, voglio sperare che sia l’agenzia per la quale lavoravano i due nepalesi a occuparsi del loro ritorno a valle. Questo episodio riporta alla cronaca una verità da non dimenticare mai quando si parla di altissima montagna: grazie o a causa del business degli Ottomila, tante, tantissime persone – soprattutto in Nepal – sono coinvolte nell’economia della montagna. Parliamo però di persone, di portatori, che lavorano per pochi soldi (pochi ma per loro fondamentali) pur rischiando anche loro la vita come gli scalatori. Cerchiamo, quando andiamo in montagna, di ricordarci se scegliere di portare uno zaino da 35 chili oppure pagare un portatore che ci aiuti nel nostro lavoro. Soprattutto riconosciamo quanto i portatori abbiano sempre fatto per tutti, dalla prima all’ultima spedizione, ovvero regalato supporto e concesso la possibilità sia di fare i trekking, sia di scalare le montagne più alte del mondo. Tecnicamente, il recupero può avvenire solo con l’elicottero, soprattutto in questo periodo in cui nessun portatore è disposto a effettuare il recupero nella neve e per il freddo. Se sarà un mezzo militare o privato, questo noi non lo sappiamo. Speriamo solo che non venga giù altra neve, se no si rischia che i loro corpi vengano coperti e che per il recupero sia necessario aspettare la primavera. Ma le loro famiglie non devono aspettare, stanno già soffrendo abbastanza.



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