Che cosa sta facendo Samantha Cristoforetti nella sua “passeggiata” spaziale


È stata la prima a uscire dalla Stazione spaziale internazionale (la Iss). Quasi un’ora dopo rispetto a quanto programmato, quando in Italia erano le 16 e 58, Samantha Cristoforetti è emersa dal segmento russo dell’avamposto orbitante, attraverso il primo portello del modulo di attracco Poisk (aperto alle 16:49).

“Tutto ok” la si è sentita comunicare via radio (e in russo) a Sergei Korsakov, il suo supporto dentro la stazione, senza che tradisse la benché minima emozione (è possibile seguire la diretta su Nasa ed Esa Web tv). Poi, nella sua tuta Orlan riconoscibile dalle strisce blu, ha cominciato a fluttuare nello spazio.

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In pochi minuti è stata raggiunta dal russo Oleg Artemyev, col quale, poco prima di uscire, si era scambiata il tradizionale saluto dei cosmonauti in procinto di librarsi nel vuoto: “C’è una cassa libera” aveva detto Cristoforetti. “Andiamo!” aveva incalzato Artemyev, proprio come esclamò Jurij Gagarin sulla rampa di Baikonur il 12 aprile del 1961, nel lancio che l’avrebbe consegnato alla storia come il primo uomo a orbitare attorno alla Terra.

Per Artemyev, attuale comandante della Iss, è la sesta space walk in carriera. Per AstroSamantha, invece, si tratta di un debutto, che la rende anche la prima europea in assoluto a svolgere una attività extraveicolare, o Eva (il primo italiano è stato Luca Parmitano). Anche l’utilizzo della tuta Orlan (“aquila di mare”, in russo) è un primato per una occidentale al lavoro sulla Iss. Costituita da un pezzo unico con solo i guanti personalizzabili, è uno scafandro di 112 chilogrammi ideato in epoca sovietica e usato la prima volta nel 1977. Era già stata indossata dall’astronauta tedesco Thomas Reiter, ma sulla stazione Mir.

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Tuttora in corso (sarà peraltro possibile vedere il passaggio della Iss dall’Italia stasera dalle 21:44 alle 21:48), l’Eva di Cristoforetti e Artemyev dovrebbe protrarsi per sei ore e 35 minuti. Un periodo nel quale i due cosmonauti posizioneranno un braccio telescopico, dal modulo Zarya a Poisk, per fornire supporto alle future attività extraveicolari e lanceranno manualmente dieci nanosatelliti progettati per raccogliere dati radio-elettronici: due Tsiolkovsky-Ryazan e otto YuZGu-55, realizzati dagli studenti della Ryazan Radio Engineering State University e della South-Western State University di Kursk, nell’ambito del programma scientifico “Radioskaf”.

La maggior parte del tempo trascorso all’esterno della Iss sarà però dedicata alla preparazione, per le sue prime operazioni sul segmento russo, dello European Robotic Arm (o Era), il braccio robotico di 11 metri portato in orbita nel luglio del 2021. I cosmonauti sposteranno il suo pannello di controllo esterno, lavoreranno sull’isolamento e installeranno un adattatore temporaneo per l’arto meccanico. Cristoforetti controllerà che la protezione della telecamera di Era sia abbastanza nitida da consentire a un laser di guidare il braccio nelle operazioni di presa e spostamento. 

Al di là degli aspetti tecnico-scientifici, l’attività extraveicolare congiunta ha un significato politico importante, visto che pochi giorni fa Roscosmos, l’agenzia spaziale della Federazione, aveva ufficialmente dichiarato conclusa la collaborazione internazionale proprio sull’arto meccanico, un “manipolatore a remoto” attraccato sul segmento russo e in grado di spostarsi attorno alla stazione in modo automatico.

Proprio l’Eva di AstroSamantha e Artemyev potrebbe invece essere la seconda significativa testimonianza, in pochi giorni, di una inopinata distensione degli attriti internazionali, almeno oltre l’atmosfera: il primo a ribadire rapporti di continua e pacifica collaborazione sulla Iss era stato l’amministratore della Nasa, Bill Nelson, intervenuto a fine giugno al Consiglio dell’Agenzia spaziale europea ospitato nei Paesi Bassi: “La collaborazione degli astronauti in orbita, Samantha Cristoforetti compresa, con i cosmonauti russi dimostra una eccezionale professionalità” aveva sottolineato il numero uno della Nasa, “anche quella fra i centri di controllo della Iss, a Houston e a Mosca, non sta subendo alcuna conseguenza e questo nonostante la drammatica situazione in Ucraina”. Una situazione, bene precisarlo, con evidenti ricadute anche oltre l’atmosfera.

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Ben più inaspettato era poi arrivato, il 15 luglio, l’annuncio di un accordo fra Nasa e Roscosmos circa la ripresa di voli “misti” con astronauti e cosmonauti seduti nella stessa capsula: dal prossimo settembre i russi voleranno con le Crew Dragon di SpaceX, mentre gli americani raggiungeranno la Stazione spaziale internazionale a bordo delle Soyuz. Lo scambio avverrà alla pari, senza passaggi di denaro tra le due agenzie. È la prima volta nella lunga storia di cooperazione alla base della Iss: finora, i 71 astronauti americani ed europei che avevano usato il veicolo russo per raggiungere l’avamposto orbitante avevano pagato un biglietto, il cui costo era salito nel corso degli anni assestandosi intorno a un valore medio di 56 milioni di dollari.

Non va nemmeno sottovalutato come l’accordo fra Nasa e Roscosmos sia stato reso ufficiale contestualmente all’annuncio del cambio al vertice dell’agenzia russa, che al mediaticamente bollente Dmitry Rogozin – fedelissimo di Vladimir Putin e protagonista di una retorica anti-occidentale inaspritasi dopo l’inizio della guerra in Ucraina – ha visto succedere Yuri Borisov.

65 anni, formazione militare, il nuovo direttore dell’ente spaziale russo è stato vice ministro della Difesa (dal 2012 al 2018) e, proprio come Rogozin, vice primo ministro della Federazione, dal 2018 a poche settimane fa, periodo in cui gli era affidata la sorveglianza degli affari militari e dello spazio. Che la sua nomina sia arrivata a qualche ora dall’accordo con la Nasa, un’intesa ambìta da anni ma mai raggiunta fino a venerdì scorso, non va sottovalutato.

È proprio la passeggiata spaziale ancora in corso a confermare la possibilità di una space diplomacy di successo anche, o forse soprattutto, in un momento politicamente drammatico. E ci aveva pensato la stessa Cristoforetti, partita per lo spazio lo scorso 27 aprile, a ribadirlo: a chi, pochi giorni prima del lancio, le aveva chiesto quali conseguenze sulla missione avrebbe avuto il conflitto in Ucraina, aveva risposto: “Ci concentreremo su ciò che ci unisce, non su ciò che ci divide. Credo che il nostro lavoro sia un faro di speranza per la comprensione fra Paesi”.

Per darne una prova ulteriore avrà tempo fino a inizio ottobre – un prolungamento reso noto ieri sera -, quando finirà la missione “Minerva”, che comprende 41 esperimenti di cui sei dell’Agenzia spaziale italiana. Ma intanto, mentre galleggiano nel vuoto siderale, AstroSamantha e Artemyev stanno già lavorando a obbiettivi comuni.



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