Cos’è e come funziona Posti Sinceri, la pagina Instagram che racconta la Milano non fighetta


Ormai da una decina d’anni, Milano cambia a vista d’occhio davanti agli sguardi dei suoi abitanti, riempiendosi di locali minimalisti e tendenzialmente hipster che non sembrerebbero fuori posto a Berlino, San Francisco o Copenaghen.

È una uniformazione che è un sintomo di quella che chiamiamo gentrificazione, prendendo in prestito una parola introdotta negli anni Sessanta per descrivere la trasformazione geografica e sociale di un quartiere operaio di Londra dopo l’arrivo della classe media: il rinnovamento di parti di città storicamente popolari (come a Milano erano state il quartiere Isola o la zona di via Paolo Sarpi) che porta sì a una riqualificazione dei servizi e degli immobili, ma anche ad un aumento dei prezzi degli affitti, che spinge via gli abitanti originari.

Tra una pokéria e una galleria d’arte contemporanea, tra un supermercato che ha solo prodotti bio e la nuova sede di una startup specializzata in insalate gourmet, resistono però le vestigia recenti di una Milano più umile e semplice, più sincera. Che è quella che raccontano quotidianamente, con una pagina Instagram che raccoglie oltre 56mila follower e con un libro da poco pubblicato per Il Saggiatore, due giovani che hanno deciso di rimanere anonimi, ma che animano Posti Sinceri.

Tabaccherie e bar dalle insegne démodée, tavole calde con sedie e tavolini di plastica, osterie che vantano date di fondazione di oltre cinquant’anni fa, bocciofile e circoletti che scandiscono da decenni la vita quotidiana dei residenti: dal 2018, Posti Sinceri colleziona luoghi profondamente radicati nel tessuto urbano di Milano: “Siamo sempre stati attratti da questi posti e dalla loro estetica, e ci stupivamo del fatto che fossero poco conosciuti e poco frequentati, soprattutto dai giovani – ci hanno raccontato i fondatori della pagina Instagram – Sono luoghi che abbiamo tutti sotto casa, ma che sono poco visibili o poco accattivanti dall’esterno. Volevamo mostrarli sotto una  nuova luce, senza immaginarci il successo che avremmo avuto”.

Che il progetto sia nato su Instagram non è un caso: “Ha avuto senso all’inizio perché il fattore estetico era predominante e il progetto era prevalentemente fotografico – ci hanno detto ancora – Lo abbiamo sempre usato in maniera un po’ atipica, ma nonostante le sue limitazioni ci ha permesso di raggiungere un pubblico vasto che con nostra sorpresa è riuscito a capire la nostra idea anche solo dalle foto e da Storie in cui non parliamo mai. Il libro che abbiamo appena pubblicato ci ha permesso di uscire dai social e di raccontare tutto quello che è il nostro lavoro, dimostrando che questo è un progetto che può slegarsi dall’elemento social, perché lo usa come strumento e non come fine”.

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google maps: i 90 Posti Sinceri di Milano

Il primo post pubblicato su Posti Sinceri è stato dedicato al bocciodromo di via Ajraghi, con le grosse piante in vaso, le pareti di un giallo accogliente, gli ombrelloni rossi con il logo Algida un po’ sbiaditi da anni di sole. Man mano che l’archivio cresceva, è stata creata anche una mappa accessibile a tutti su Google Maps, che oggi raccoglie 90 diversi luoghi ed è stata visualizzata oltre 1,2 milioni di volte: “Da quanto abbiamo iniziato ad avere un seguito più ampio, abbiamo ricevuto suggerimenti che il più delle volte ci hanno portato ad alcune belle scoperte – ci hanno raccontato i fondatori – Per noi è una delle soddisfazioni più grandi, e siamo felici che la gente ci scriva anche quando è in viaggio o in vacanza e trova posti sinceri in giro per il mondo”.

Se all’inizio l’idea era soltanto quella di mappare le realtà che trovavano interessanti, il progetto ha presto acquisito una dimensione ulteriore: “Oggi, almeno per noi, Posti Sinceri è un progetto politico, evidenzia ed esorta a scegliere un’alternativa all’idea imperante nella nostra città basata sull’apparenza, su un’idea consumistica dei luoghi di aggregazione e della socialità- L’omologazione e la gentrificazione dei quartieri a Milano rischiano di fare sparire questi posti a discapito di catene, franchising e locali alla moda che nulla hanno da dire sull’identità e la storia della città e dei suoi abitanti. Rifiutiamo il modello Milano, ovvero di una città che si basa essenzialmente sul lavoro e sul consumo e che riduce anche la vita aggregativa ad un prodotto e non a un momento da vivere.”

Ancora: “Riflettendoci, è quasi stato naturale che questo progetto nascesse a Milano in quanto città apoteosi di questo modello”. Questo non vuole però dire che il capoluogo lombardo sia la sola città italiana in preda alla gentrificazione: anche a Roma, Torino, Firenze, Bologna e Napoli c’è chi ha iniziato a sollevare la questione. “Ci piacerebbe moltissimo se la lettura politica del nostro progetto venisse replicata in altre città”, ci hanno detto i fondatori di Posti Sinceri: in altri Paesi, come a Buenos Aires o a Madrid, negli ultimi anni sono spuntate pagine simili. 





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