Dimmi com’è la tua casa e ti dirò chi sei e che cosa c’è nel tuo passato


Il benessere si costruisce a partire dalla casa. Anzi, è proprio il modo in cui la costruiamo – o ristrutturiamo – a contribuire alla nostra salute fisica e psichica. La conferma più recente arriva da uno studio realizzato dalla Maharishi University sui benefici del Vastu, le antiche regole di costruzione indiane spesso confuse con il Feng Shui, con cui in realtà condividono solo l’attenzione all’orientamento di stanze e mobili.

Che cos’è il ‘Vastu’

Nato da una collaborazione tra ricercatori australiani e statunitensi, lo studio raccoglie quarant’anni di ricerche che indicano come l’applicazione di queste antiche regole – che includono l’attenzione all’uso di materiali naturali, all’illuminazione e al ricambio di aria – possa contribuire a ridurre insonnia e stress, e in generale a migliorare la qualità di vita di chi abita un edificio.

“La tradizione vedica vede l’architettura come ciò che mette in relazione l’uomo con il creato”, spiega l’architetto Federica Barazzutti, che ha studiato e applica questo metodo: “La progettazione di un edificio è fondamentale per determinare il benessere di chi lo abita”.

La maggior parte degli interventi riguarda le nuove costruzioni, a partire dall’analisi del terreno, “ma qualcosa si può fare anche in fase di ristrutturazione, per migliorare le condizioni di un edificio e l’equilibrio degli spazi”, ricorda Barazzutti.

Come scegliere la luce giusta in casa o in ufficio

di

Paola Emilia Cicerone



In India il Vastu è ancora molto applicato, da noi chi si avvicina a questo tipo di architettura è attirato dalla cultura indiana, ma anche da una serie di elementi, come l’impiego di materiali per quanto possibile naturali, che rientrano nella più ampia filosofia dell’architettura sostenibile.

Le tradizioni millenarie incontrano la psicologia ambientale

“È plausibile che le indicazioni fornite da tradizioni millenarie abbiano basi che oggi possiamo riscoprire e verificare sperimentalmente, anche attraverso i riferimenti teorici e metodologici della psicologia ambientale”, aggiunge Francesca Pazzaglia, ordinario di Psicologia generale all’Università di Padova e direttore del master in Psicologia architettonica e del paesaggio dell’Università di Padova e dello Iuav di Venezia. Alcuni studi, per esempio, suggeriscono che la disposizione dei mobili in una stanza può essere importante perché crea punti di riferimento, e in genere tutti preferiamo sistemarci in modo da avere una visuale complessiva del luogo in cui ci troviamo.

Più in salute se abbiamo alberi vicino a casa nostra

Alessandra Borella



“La novità è che oggi abbiamo studi che ci permettono, per esempio, di sapere non solo che la natura, il verde o i materiali naturali ci fanno bene, ma anche di “quanta” natura abbiamo bisogno o di analizzare l’interazione tra caratteristiche individuali e fattori ambientali”, prosegue Pazzaglia, che alla relazione tra luoghi e benessere ha dedicato un saggio recente Che cos’ è il restorative design (con Leonardo Tizi, Carocci, 2022). “Una nostra recente ricerca pubblicata sul Journal of Environmental Psichology mostra per esempio che durante il lockdown a un elevato affollamento delle abitazioni corrispondeva minore soddisfazione e maggiore stress, soprattutto per i più giovani”.

Le interazioni tra esseri umani e luoghi

La psicologia ambientale nasce negli anni ’60 del secolo scorso per studiare l’interazione tra gli esseri umani e i luoghi, con l’idea che le abitazioni e i quartieri che ci accolgono possano influenzare il nostro benessere, le emozioni e perfino le capacità cognitive.

“Certo le scelte individuali giocano un ruolo, ma ci sono elementi oggettivi che rendono un’abitazione più gradevole e altri che creano problemi”, spiega la docente. Tra gli elementi che generano stress ambientale, ai primi posti ci sono il rumore e l’affollamento, riferito non solo ai metri quadri disponibili, ma anche al modo in cui sono distribuiti e alla possibilità di avere comunque spazio per sé. Ma pesano anche l’inquinamento, la percezione di insicurezza, un’illuminazione scarsa o inadeguata: “Una stanza senza finestre, con sola illuminazione artificiale, genera disagio”, ricorda Pazzaglia: “L’illuminazione naturale permette di percepire il mutare della luce nelle diverse ore del giorno o delle stagioni, e ha effetti positivi sul piano fisico e psicologico, anche negli ambienti di lavoro”.

Torniamo a respirare



Gli elementi che favoriscono il benessere

Ci sono però anche elementi che favoriscono il benessere: “I luoghi che curano, per citare il titolo di un mio libro, sono tali sostanzialmente per due ragioni: una soggettiva, che nasce dalla nostra storia, e una oggettiva legata a precise caratteristiche che hanno effetti positivi sul nostro organismo o sui processi cognitivi”, precisa Paolo Inghilleri, ordinario di Psicologia sociale all’Università di Milano. Caratteristiche che riguardano i singoli edifici, ma anche i quartieri.

Dal punto di vista cognitivo, prosegue il docente: “Gli ambienti più adatti a noi sono quelli che associano elementi familiari, che richiamano le nostre case precedenti, con una certa dose di novità, qualcosa che attira la nostra curiosità e ci stimola”. Altri elementi di benessere sono la percezione di vivere in una zona sicura, con negozi di prossimità e spazi accessibili.

L’importanza del verde

L’elemento fondamentale però è la presenza del verde, un tema che attira sempre più gli architetti, e si collega anche all’aumentata attenzione per l’ambiente. Una preferenza che ha forti basi evolutive: “I luoghi che ci fanno sentire a nostro agio – ricorda Inghilleri – sono simili a quelli in cui abbiamo vissuto per decine di migliaia di anni: spazi verdi ma con una visuale ampia, alberi e un corso d’acqua”.

E se i primi studi sugli effetti benefici del verde riguardano soprattutto ambienti sanitari, oggi sappiamo che l’ambiente naturale ci fa rendere al meglio dal punto di vista cognitivo. “In termini evoluzionistici, troviamo belli i paesaggi che hanno elementi utili per la nostra sopravvivenza, come l’acqua e il verde – spiega Pazzaglia – anche se nei paesaggi apprezziamo anche il segno della storia e l’intervento umano, quando si inserisce armoniosamente nel paesaggio, come nelle colline del prosecco di Conegliano e Valdobbiadene, dal 2019 patrimonio dell’Umanità Unesco”.

Per chi vive in città, la soluzione è inserire elementi naturali in un contesto urbano, o arricchire il proprio appartamento con piante ma anche immagini che rimandano alla natura o materiali come il legno o la pietra, superfici irregolari che cambiano col tempo. “Essere noi a introdurre il verde in casa e a prendercene cura introduce un effetto motivazionale che ne amplifica i benefici”, aggiunge Inghilleri: “Quanto ai materiali da utilizzare, secondo Donald Norman, uno dei teorici del design, ci sono tre elementi che contribuiscono a determinare la piacevolezza di un oggetto”.

Metti un giardino in ospedale. Pazienti-giardinieri per affrontare meglio le cure

Cosa rende un design attraente?

Al primo posto c’è un’attrazione che potremmo definire viscerale, che ha radici biologiche ed è legata ai materiali utilizzati, al colore; c’è poi un’attrazione comportamentale, legata alla piacevolezza di uso e un’attrazione riflessiva che è legata al suo valore simbolico o in termini di status. “Anche la gradevolezza di uno spazio nasce da un mix di questi tre elementi – sintetizza Inghilleri – cui si aggiunge l’importanza del verde e il richiamo a precedenti esperienze positive”.

Perché scegliamo una casa invece di un’altra?

Un elemento, quest’ultimo, che è il più complesso da definire e forse il più importante: “La nostra casa non è solo uno spazio fisico, è una rappresentazione di noi stessi, del nostro mondo interiore cui si collegano gli echi delle case del passato”, spiega Donatella Caprioglio, docente nel corso di Psicologia dell’abitare dell’Università di Padova, che organizza corsi di formazione per architetti e agenti immobiliari: “Quando ci innamoriamo di una casa senza capirne il motivo, oppure sentiamo che ci respinge, anche se in teoria sarebbe perfetta, spesso entrano in gioco ricordi del passato”, sottolinea Caprioglio, autrice del saggio Nel cuore delle case. Viaggio interiore tra case e spazi mentali. Come e perché scegliamo la nostra abitazione (Ed. il Punto di Incontro, 2012): “Per questo è utile dare ai professionisti del settore strumenti per osservare empaticamente e ascoltare davvero chi si rivolge a loro, per aiutarli a comprendere quello che davvero vogliono”.

Le stanze come parti del corpo

Qualche esempio? “Le stanze rappresentano parti del nostro corpo -, spiega Caprioglio: – Il tipo di cucina che scegliamo dice molto sul rapporto che avevamo con il nutrimento durante l’infanzia, il salotto rappresenta l’immagine di noi che vogliamo dare agli altri, il bagno ci parla del nostro corpo. E ci offre un’opportunità importante, perché l’acqua ci riporta allo stadio prenatale e aiuta a rigenerarci: dovremmo imparare a goderci questi momenti”. La conclusione è che una casa ideale non può esistere, ma esiste una casa che corrisponde ai nostri bisogni.

Smartworking, come evitare mal di schiena e salvarsi la vista

di

Irma D’Aria



I modelli sbagliati delle riviste di arredamento

“Per questo – ricorda la psicologa – è sbagliato ispirarsi alle riviste di arredamento: quando si crea o si ristruttura una casa non si deve pensare agli altri, ma a noi stessi”. E se non sempre abbiamo tutto lo spazio che vorremmo, l’importante è che ciascuno possa ritagliarsi un angolo per sé, un comodino, una scrivania o un cassetto in cui raccogliere i propri sogni, suggerisce Caprioglio: “Le stanze degli adolescenti sono un esempio di come lo spazio fisico rappresenti lo spazio mentale, e vanno rispettate, anche se non ci piacciono”.

Una casa, insomma, è anche uno strumento per capire noi stessi, e i mesi del lockdown ci hanno aiutato a capire quanto lo spazio in cui viviamo sia importante per la nostra qualità di vita.



Source link

Denial of responsibility! planetcirculate is an automatic aggregator around the global media. All the content are available free on Internet. We have just arranged it in one platform for educational purpose only. In each content, the hyperlink to the primary source is specified. All trademarks belong to their rightful owners, all materials to their authors. If you are the owner of the content and do not want us to publish your materials on our website, please contact us by email – [email protected]. The content will be deleted within 24 hours.