Formula 1: insulti omofobi a media manager Aston Martin, Twitter li ignora



Matt Bishop, già giornalista, romanziere, da 30 anni in F.1, il solo dichiaratamente gay nel paddock, ha annunciato l’addio al team, alcuni utenti hanno risposto con tweet raccapriccianti. E alla sua denuncia la piattaforma di Elon Musk ha risposto sostenendo che “non ci sono state violazioni delle regole”  

Mario Salvini

@
chepalleblog

Matt Bishop in Formula 1 è conosciutissimo. Per anni ha seguito i gran premi come giornalista. Poi, dal 2008, è stato a lungo responsabile della comunicazione McLaren, voluto da Ron Dennis all’indomani dello Spy-gate per ridare un po’ di luce al team. Ha scritto libri sulle gare, due anni fa è uscito il suo primo romanzo “The Boy Made the Difference”. E nello stesso 2020 è diventato responsabile della comunicazione di Aston Martin. Matt è anche di certo il solo dichiaratamente gay del paddock. E’ sposato con Angel, uno chef. Ed è fondatore di Racing Pride, associazione e movimento per promuovere la causa e i diritti LGBTQ+ nel Motorsport. 

Gli insulti 

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Bishop oggi ha annunciato che lascerà l’Aston Martin. E tra i tanti messaggi di risposta su Twitter ne sono arrivati alcuni penosi. Insulti, riferimenti alla sua sessualità. In particolare uno in spagnolo, ovviamente da parte di un anonimo che si qualifica come DVCE (non si riporta qui l’account corretto) che si rallegra del suo addio perché non gli sarebbe piaciuto avere un gay nella squadra “del Nano”. Cioè di Fernando Alonso. E come è facile da immaginare non ha esattamente utilizzato la parola gay. Un altro ancora più raccapricciante, con riferimenti a parti anatomiche, da un fantomatico Brian, a sua volta dietro account senza ulteriori indicazioni per risalire ad un’identità. 

La denuncia

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E allora Matt ha risposto ad un Tweet di Elon Musk, uno dei tanti in questi giorni. Un cinguettio in cui il nuovo proprietario annunciava “Twitter sta eliminando molti account spam/truffe in questo momento, quindi potresti veder diminuire il numero dei tuoi follower”. E allora Bishop, allegando gli screen-shot degli insulti ha chiesto a Musk: “L’abuso omofobico è consentito adesso?….. Fai qualcosa di meglio Musk. Fai qualcosa di più”. La prima risposta è stata immediata, per quanto automatica. Di routine: “Prenderemo in esame il caso”. La seconda sconcertante: “Non ravvisiamo violazioni delle regole di Twitter”. E se gli abusi sono orribili, la tolleranza da parte di un mezzo di comunicazione, di un medium che mette in contatto milioni di persone, è scandalosa.







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