Il galateo del coming out


“Uscire allo scoperto” e rivelare il proprio orientamento sessuale o la propria identità di genere non è mai facile. Secondo gli ultimi dati Istat-Unar, oltre il 20% degli intervistati – 21mila persone in unione civile o già unite civilmente – ha dichiarato di aver incontrato difficoltà in famiglia quando ha fatto coming out. Alcune volte anche gli amici non sono sempre stati capaci di accogliere questa rivelazione al meglio, rendendo imbarazzante e complicato un momento che invece dovrebbe essere solo di gioia e sollievo. E di orgoglio perché, finalmente, dopo un lungo percorso, spesso costellato anche di stigma, di timori di rifiuti e discriminazioni, si afferma la propria identità.

Poiché sapersi comportare nel modo più appropriato non è sempre semplice nella società in continuo cambiamento, con nuove realtà e nuove sensibilità sociali che coesistono, Samuele Briatore, presidente dell’Accademia Italiana Galateo, saggista e attivista per i diritti sociali e civili, ha recentemente scritto “Il nuovo galateo di genere”, Newton Compton. Il manuale aggiorna le vecchie e polverose regole maschiliste con un’idea antiquata di galanteria e si apre a tematiche di genere e LGBTQIA+ attraverso esempi pratici e quotidiani, che partono dall’introduzione nel nostro linguaggio di una grammatica più inclusiva, aperta e al passo con i tempi.

“Il galateo deve aggiornarsi per essere sempre più elemento di accoglienza e pratica di gentilezza”, ci racconta l’autore. “In questo libro ci sono molti casi specifici per evitarci di cadere in errore. Ad esempio, parole come ministra o sindaca, che ad alcuni possono sembrare brutte o inabituali sono corrette. Frasi che si spacciano come inclusive come “ho tanti amici gay, non ho nulla contro di loro” sono invece discriminatorie; Andrebbero evitati anche gli stereotipi, tipo “i gay amano la moda e le lesbiche il calcio”. Questi sono elementi fastidiosi ai quali spesso non facciamo caso”.

I vantaggi di un galateo di genere sono molteplici: “Avere un occhio attento ci permette di sentirci a nostro agio in tutte le situazioni, di concentrarci sui nostri comportamenti e capire quali siano ancora poco inclusivi”, continua a spiegare Briatore. “L’idea è quella di acquisire una visione “altra” dalla nostra. Essere preparati al cambiamento e avere una maggiore conoscenza dell’altro riducono la paura del nuovo”.

Tra i tanti temi che “Il nuovo galateo di genere” affronta, con consigli che spaziano dal lavoro, all’amore fino alle occasioni sociali, c’è il coming out.

 

Le 10 frasi, tratte dal libro, da evitare quando qualcuno ci dichiara la propria sessualità e/o identità di genere.

“Non sembri lesbica/gay/trans…”

“È il modo migliore per fare una pessima figura. Frasi come “Non sembri effeminato” o “Eppure sei così femminile” dimostrano che la tua conoscenza del mondo LGBTQIA+ si limita agli stereotipi. Se ti aspetti che una persona LGBTQIA+ debba avere necessariamente determinati comportamenti, modi di parlare, gesticolare o vestire ho delle brutte notizie: l’apparenza non è tutto e ogni persona ha un’identità unica che va molto al di là dell’aspetto esteriore”.

“Lo sapevo!

“È sempre bello sapere che al mondo esistano persone con delle certezze così salde. Spesso, chi fa coming out, arriva a “saperlo” dopo un percorso di conoscenza di sé lungo e faticoso: che perdita di tempo! Poteva fare molto prima se avesse chiesto direttamente all’amico o all’amica veggente! Battute a parte, dire “lo sapevo” a qualcuno che sta uscendo allo scoperto minimizza l’importanza del momento e fa sentire la persona che sta facendo coming out come se la sua sessualità e/o identità di genere fossero banali. Evitalo”.

“Ho sempre voluto un amico gay!” (e simili)

“Un grande classico. Soprattutto quando si tratta di fare coming out con donne eterosessuali che hanno visto troppe serie tv. Al di là dell’insensibilità e dei dubbi che questa affermazione comporta, ci sono alcuni miti da sfatare: non tutte le persone LGBTQIA+ amano lo shopping, hanno buon gusto o sanno dare ottimi consigli in fatto di relazioni sentimentali. Inoltre, il fatto che non potrà mai esserci nulla dal punto di vista romantico non autorizza a sentirsi libere/i di parlare di cose intime come il ciclo, né a chiedere di girare mano nella mano quasi a voler esibire “il migliore amico gay” come un trofeo. Dopo un coming out continua a trattare quella persona come avresti sempre fatto ed evita di pensare per stereotipi, appiattendo tutto su un modello preconcetto: le persone hanno molte dimensioni”.

“Sei sicuro/a?”

“A molte persone piace scherzare, ma non quando si tratta di uscire allo scoperto e parlare di ciò che si sente e di ciò che si è. Chiedere a qualcuno se è sicuro/a mette la persona in condizioni di dover argomentare e dare una lunga spiegazione del processo di autoconoscenza e affermazione che l’ha portata a parlarne apertamente con te. Di più: una frase simile potrebbe far pensare che hai dubbi in merito alla cosa o che non accetti questa persona per ciò che è”.

“Perché non me l’hai detto prima?”

“Di fatto è come se stessimo dicendo a quella persona che le cose sarebbero potute andare diversamente se solo lo avessimo saputo prima. Come se la cosa stesse creando un problema”.

“Eh, ma se non hai mai provato come fai a sapere che…?”

“Chissà come mai si dichiarano LGBTQIA+ senza aver mai provato altro… Eppure credo che se chiedessi a qualcuno di assaggiare la suola di una scarpa saprebbe esattamente dire se la cosa gli piace o meno, pur non avendolo mai provato. Strano, vero? Diciamolo chiaramente: se qualcuno si è preso/a la briga, il tempo e il coraggio di esprimere la propria sessualità e/o identità di genere ha delle certezze piuttosto salde sull’argomento. Non è una fase e non ha bisogno di fare altre esperienze. Accetta la cosa in modo incondizionato”.

“Ma quindi… cosa sei?”

“Beccato/a! Qui qualcuno ha un po’ di confusione e non sa bene cosa sia l’identità sessuale e cosa, invece, l’identità di genere, eh? Serve un piccolo ripasso: quando qualcuno è bisessuale o omosessuale, ciò non significa che la sua identità di genere sia diversa. Allo stesso modo, se l’identità di genere di qualcuno è diversa, ciò non significa che debba necessariamente cambiare anche per chi prova attrazione. Ecco perché è importante informarsi sul mondo LGBTQIA+: eviteremmo di fare brutte figure dovute all’ignoranza”.

“I tuoi genitori staranno malissimo!”

“!Questa frase è brutta due volte. La prima perché entra a gamba tesa in un percorso di relazione che non riguarda nessun’altra persona a eccezione di chi la vive. E poi perché mette l’identità della persona che fa coming out in una prospettiva negativa, come se dovesse essere necessariamente una notizia traumatica o dolorosa. Come se non fosse perfettamente normale. Ammettiamolo, è vero che per i genitori potrebbe essere o essere stato difficile, ma è altrettanto difficile per la persona che si dichiara, visto che da quel momento sarà certamente più esposta a discriminazione, esclusione e troppo spesso anche a violenza. Ribalta la prospettiva”.

“Hai vissuto qualche trauma?”

“Datemi dei sali: ho bisogno di riprendermi. Essere LGBTQIA+ non è qualcosa di “causato”. Una persona non diventa lesbica a causa di un’aggressione sessuale o transgender a causa di un genitore violento. Dare per scontato che ci sia un’origine esterna denota scarsa conoscenza dell’argomento e, oltre a essere irrispettoso, può contribuire a diffondere una visione distorta dell’essere LGBTQIA+”.

“Pregherò per te”

“Speravi si trattasse dell’incipit della versione italiana di Stand by me cantata da Adriano Celentano, e invece è proprio quello che ha detto la persona a cui hai appena confidato di essere LGBTQIA+. In linea di massima non c’è nulla di male nel pregare per qualcuno. Il problema sorge se questa preghiera è utilizzata per “salvare” qualcuno, riportandolo sulla retta via. La preghiera è un forte elemento di supporto ma deve essere indirizzata bene: meglio pregare affinché cessi la discriminazione, la violenza e la non accettazione. E dopo la preghiera, passiamo all’azione”.

 

Evitare errori grossolani quando si ha una conversazione che comprende un coming out, i testi sono tratti dal manuale.

Ascoltare. Forse il modo migliore per accogliere un coming out. E farlo con orecchie, mente e cuore aperti, senza giudizio. È importante anche continuare ad ascoltare nel corso del tempo, parlare dei problemi e delle lotte che le persone LGBTQIA+ affrontano quotidianamente.

Ringraziare. Se qualcuno sceglie di parlarti della propria identità significa che ripone in te molta fiducia e considerazione. Ringraziala per averti reso parte di un momento così importante e assicurati che le tue parole contribuiscano a far sentire chi è venuto allo scoperto completamente accettato/a e rispettato/a. Tieni conto che chi fa coming out corre sempre il rischio di trovare in risposta derisione, rifiuto e discriminazione, per questo far capire che nulla cambia nel vostro rapporto è tanto più importante.

Discrezione. Fai attenzione alla privacy. Le storie, il genere e la sessualità delle persone LGBTQIA+ sono in formazioni private e sta a loro decidere se e con chi condividerle. A meno che non ti sia stato detto che puoi parlarne, tieni per te queste informazioni. Condividerle senza permesso significherebbe tradire la fiducia dell’altra persona esponendola a giudizi e chiacchiericcio che possono essere solo dannosi.

Comprensione. Fare coming out può essere un momento emotivamente forte e stressante per la persona che si trova a doversi dichiarare per la prima volta, perché può portare a un cambiamento molto intenso, con annesso nervosismo e ipersensibilità. Cerca di mettere in pratica gentilezza e accoglienza per far in modo che il tuo piccolo contributo porti serenità e gioia a quella persona durante questa fase delicata.

Schierarsi. Quando qualcuno decide di fare coming out con te è perché sa di poter contare sul tuo aiuto e la tua presenza. Questo vale per la vita quotidiana e per tutte quelle situazioni in cui il tuo intervento può essere decisivo. Se qualcuno fa osservazioni omo-bi-trans+fobiche, scherzi di cattivo gusto, discrimina o usa la violenza, non restare a guardare: schierati. Sfida l’intolleranza e aiuta a diffondere maggior consapevolezza sui temi LGBTQIA+



Source link

Denial of responsibility! planetcirculate is an automatic aggregator around the global media. All the content are available free on Internet. We have just arranged it in one platform for educational purpose only. In each content, the hyperlink to the primary source is specified. All trademarks belong to their rightful owners, all materials to their authors. If you are the owner of the content and do not want us to publish your materials on our website, please contact us by email – [email protected]. The content will be deleted within 24 hours.