Influenza, le Regioni sono in ritardo con la prenotazione dei vaccini



Una vecchia storia quella del ritardo con cui le Regioni si muovono per prenotare le dosi di vaccino antinfluenzale. Ogni anno si ripete, ma quest’anno la dimenticanza rischia di essere più grave per via della ridotta esposizione ai virus influenzali avuta negli anni della pandemia che quindi espone di più agli effetti dei nuovi virus, e alla luce di quanto si sta osservando nell’emisfero australe. È guardando lì infatti che ogni anno gli esperti riescono a capire quali saranno le caratteristiche nell’influenza stagionale. “I segnali che giungono dall’emisfero australe ci parlano di un virus aggressivo, peraltro con un numero di casi già oltre la media degli ultimi cinque anni” ha dichiarato Antonio D’Avino, Presidente della Federazione Italiana Medici Pediatri, alla luce dei dati provenienti in queste ore da Australia e Argentina.

Il peso dell’influenza

Come rileva l’Istituto Superiore di Sanità, la frequenza con cui in Italia insorgono casi di influenza, in epoca pre-Covid, si aggirava mediamente intorno al 9% annuo della popolazione generale. Nella fascia d’età 0–14 anni, che è sempre stata quella più colpita, l’incidenza, mediamente, era pari a circa il 26% e tra le persone considerate ad alto rischio di complicanze sono comprese anche i bambini fra i 6 mesi e i 5 anni. L’aggravamento più comune è la sovrapposizione di un’infezione batterica a carico del sistema respiratorio (bronchite o polmonite), dell’apparato cardiovascolare (miocardite), del sistema nervoso e dell’orecchio (otite e sinusite). Secondo le stime dei ricercatori dell’Iss, ogni anno muoiono circa 8mila persone in Italia a causa delle complicanze dell’influenza stagionale (con punte di 12mila decessi in alcune annate). “Per questo rinnoviamo l’appello affinché la profilassi anti-influenzale universale sia considerata indispensabile per tutta l’età pediatrica. Cerchiamo di pensare in prospettiva, quando sarà nuovamente complesso, con una nuova possibile ondata di Covid-19, procedere con una diagnosi differenziale, soprattutto nel setting territoriale”, ha detto D’Avino.

“Il nostro rapporto di fiducia con le famiglie – ha concluso D’Avino – ci consente di avviare sin da subito una campagna di informazione sui rischi che corrono i bambini non sottoposti a vaccinazione. La stessa Organizzazione Mondiale della Sanità ha raccomandato di far coincidere i Bilanci di Salute con le somministrazioni vaccinali. Noi siamo pronti. La prevenzione è nell’interesse delle famiglie, ma anche della sostenibilità dell’interno Servizio Sanitario Nazionale, già messo a dura prova dalla gestione del Covid-19. È un tema di Sanità Pubblica che non può restare inevaso. Serve, proprio adesso, un’azione incisiva e lungimirante da parte delle istituzioni”.



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