Jacobs si ritira ai Mondiali di atletica



Rinuncia in extremis a 100 e 4×100. Non sono bastate le lunghe sedute notturne di fisioterapia. L’infortunio al bicipite femorale sinistro è peggiorato dopo la batteria. Dopo un consulto l’esito di un’ecografia ha chiuso la porta a ogni speranza

Dal nostro inviato Andrea Buongiovanni
@abuongi

Forse era scritto nelle stelle: le magie olimpiche avevano uno scotto da pagare. Marcell Jacobs, in extremis, ha rinunciato alla semifinale dei 100 iridati. Eugene, mecca dell’atletica internazionale, non gli ha portato bene. I “suoi” Stati Uniti, il Paese di suo padre e dov’è 27 anni fa è nato, gli hanno girato le spalle. La sua corsia, la quarta, nell’ultima delle tre serie, è rimasta tristemente vuota. Dopo settimane difficili, tribolate, trascorse all’inseguimento di una condizione fisica mai trovata a causa dei tanti ripetuti acciacchi, ecco la decisione più sofferta.

Il caso

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L’azzurro ha risentito della fatica della batteria, di quel 10”04 corso con poca brillantezza che gli è comunque valso il decimo tempo di giornata e la promozione. Dopo, per rimettere a posto il motore di una macchina già sotto pressione da tempo, non sono bastate le lunghe sedute notturne di fisioterapia con il fido Alberto Marcellini. L’infortunio al bicipite femorale sinistro, che nel tempo si è irradiato al gluteo, non ha dato tregua. Anzi: la situazione, dopo la sollecitazione della volata di venerdì notte, è peggiorata. Nella tarda mattinata di Eugene c’è stato un consulto diretto tra i referenti federali, al quale tra gli altri hanno partecipato il direttore tecnico Antonio La Torre, il responsabile sanitario Andrea Billi, l’allenatore di Marcell, Paolo Camossi e l’atleta stesso. Il poliziotto bresciano, come sempre lasciato intendere, anche nelle ore dopo la batteria, avrebbe voluto correre a tutti i costi. “Sono qui e ci provo fino in fondo” aveva detto Marcell. Il resto dello staff, naturalmente, ha invece continuato a predicare prudenza. A definire la situazione è probabilmente intervenuto anche l’esito di un’ecografia al quale il doppio campione olimpico si è sottoposto in extremis. Chiaro che si vorrebbe almeno salvare la partecipazione agli Europei di Monaco di Baviera, in calendario dal 15 al 21 agosto. Ai Mondiali, intanto, sfuma anche la partecipazione alla 4×100. Ed è ovvio che una staffetta con o senza Jacobs, con tutto il rispetto di chi sarà chiamato a rimpiazzarlo, non ha lo stesso valore.

La batteria

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L’analisi dell’azzurro, dopo la batteria, era stata peraltro molto lucida: “Nel momento in cui di solito tiro fuori il meglio (nel lanciato, ndr) – aveva ammesso -, il problema fisico che mi accompagna da un po’ non mi ha permesso di tirar fuori la mia vera corsa, di lasciarmi andare, di avanzare come son solito fare. Mi son sentito un altro me. Limitato”. È evidente come il lungo periodo di lavoro a singhiozzo, cominciato con la maledetta trasferta a Nairobi di inizio maggio e proseguito con le molte rinunce a gare programmate, lo abbia destabilizzato. La macchina è rimasta arrugginita, il motore ingolfato e non in grado di liberare tutti i cavalli. È stato costretti a viaggiare con un solo pistone. L’azione di Marcell, in batteria, non era stata efficace e al tempo stesso elegante come lo è di solito. Mancava di propulsione, di fluidità. Tra gli ingranaggi c’era polvere.

Doccia fredda

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Fino a questa forzata rinunciata. Arrivare in finale non sarebbe stato semplice, data la situazione. Sarebbe probabilmente servito correre sotto i dieci secondi. Marcell non ci riesce proprio dal giorno dell’oro di Tokyo, quando volò prima in 9”84 e poi in 9”80, doppio record europeo. Tempi a parte, sarebbe stato comunque necessario piazzarsi tra i primi due della propria gara o, come gli accadde ai Giochi, sperare in uno dei due tempi di ripescaggio. Contro avversari del calibro dello statunitense Bracy, del botswano Tebogo, in batteria capace del record del mondo junior con 9”94, del giamaicano Seville, che la notte scorsa lo aveva preceduto con 9”93 e del keniano Omanyala, sarebbe stato maledettamente complicato. Non ha nemmeno potuto provarci. E per tutto il movimento tricolore, per l’intera squadra impegnata in Oregon, è una rinuncia che fa male. Fa male soprattutto a Marcell e al suo staff. Riprenditi in fretta, campione.





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