L’Italvolley mondiale: entusiasmo alle stelle per i nostri campioni



De Giorgi e sette dei suoi ragazzi d’oro protagonisti dell’incontro con il pubblico all’Auditorium Santa Chiara. Fefé felice, con un solo rimpianto: “Lavia avrebbe meritato di essere nominato Mvp assoluto”

Dal nostro inviato Andrea Buongiovanni

Che entusiasmo, che effervescenza: Fefè De Giorgi e sette dei suoi ragazzi neo campioni del mondo riempiono di emozioni, per un’ora che vola velocissima, l’Auditorium Santa Chiara, colmo di gente e di passione. Dall’impresa di Katowice sono trascorsi soltanto dodici giorni e i ricordi sono dunque freschissimi. Ogni giocatore, sollecitato da Gian Luca Pasini e da un acclamatissimo Andrea Zorzi, racconta i propri, sintetizzandoli con un aggettivo. In ordine sparso: Fabio Balaso sceglie “incredibile”, Simone Anzani (dopo lunga riflessione) “godurioso”, Gianluca Galassi “indimenticabile”, Riccardo Sbertoli “commovente”, Daniele Lavia “memorabile”, Alessandro Michieletto “storico”. Solo Leonardo Scanferla preferisce un discorso un po’ più articolato.

Il segreto

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E poi c’è lui, De Giorgi, uno che su un palco sembra persino più a suo agio che su un campo, vero animale da palcoscenico dalla battuta sempre pronta. Il c.t. opta per “speciale”. E aggiunge: “Come i ragazzi durante questo percorso, nel quale hanno trasmesso valori forti”. Fa una premessa (“La squadra ha ricevuto tanti riconoscimenti, ma c’è stata una dimenticanza: Lavia avrebbe meritato di essere nominato miglior giocatore del Mondiale nel suo ruolo, se non addirittura Mvp assoluto”). Quindi salta da un argomento all’altro, strappando ammirazione e continui sorrisi: “Il nostro segreto è la cultura del lavoro – dice – oltre che il rifiuto alla mediocrità e alla superficialità. Io, poi, non sopporto che mi dice ‘Ci provo’. Per me c’è il fare o il non fare”.

LE PROSPETTIVE

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La conquista del titolo iridato un anno dopo quello europeo offre alla pallavolo una grande vetrina, dà un’enorme propulsione. “La squadra è giovane – spiega Fefè – ma non ci montiamo la testa. Godiamoci il risultato, sfruttiamo il momento e, ricordandoci che questo progetto è stato costruito giorno per giorno, guardiamo al futuro con fiducia, anche fino all’Olimpiade di Parigi 2024, ma con la giusta calma e la necessaria tranquillità”.

I GIOCATORI

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Anche i giocatori sono divertiti e divertenti. Il racconto è ricco di aneddoti. Due frasi per tutte. Anzani: “Sentire 13.000 polacchi cantare l’inno senza base musicale prima della finale, un po’ ci ha intimorito. Ma poi, in estasi, quando ormai il traguardo era alle porte, ho gridato: ‘Non vi sento più!’. Ora vogliamo scrivere pagine ancora più importanti di questa storia”. Michieletto: “Abbiamo sempre avuto fiducia in noi stessi. Anche quando contro la Polonia ci siamo trovati sotto di un set e di 3 o 4 punti all’inizio del secondo. Come? Fidandoci l’uno dell’altro e puntando sui nostri punti forti, per esempio il cambio palla”. E giù, un altro uragano di applausi.



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