Milan, Pioli e la missione Origi: lavoro dedicato per un 2023 al top



Recuperare il belga, nelle gambe e sul campo, è uno degli obiettivi principali del Milan in questa sosta. E dalla sua seconda parte di stagione dipenderanno anche le scelte di mercato estive

Il suo unico gol in rossonero, in fondo, è a suo modo un emblema: Divock scaraventa un destro fantastico nella porta del Monza e poi resta fermo a esultare sul posto, con un sorriso un po’ sconsolato, dopo aver sentito tirare un muscolo al momento di calciare. In quella cartolina c’è tutto l’Origi di quest’anno: la prodezza di un ragazzo di grande talento e la fragilità di un giocatore che non si è ancora liberato dalle catene dei problemi fisici.

Luce e ombra

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Il pallone è nella metà campo di Pioli, e servirà una giocata illuminante – d’altra parte era uno stopper dai piedi educati – per rimettere in sesto l’ennesimo calciatore bisognoso di cure. Il tecnico rossonero in questo è un esperto. Nei tre anni di gestione ce l’ha fatta (quasi) con tutti, anche quando per qualcuno non restava che gettare la spugna. È il Milan stesso peraltro a chiedergli il pronto intervento con Divock, perché Divock non è un giocatore qualsiasi. È arrivato a Milanello con gli abiti del centravanti, alternativo a Giroud nelle idee della dirigenza. Il problema è che l’alternativa è stata tale soltanto per una manciata di minuti. Perché quando il belga si è acceso, rincuorando tutti, la volta dopo è tornato a muoversi nell’oscurità.

Realismo

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Origi sarà un ago della bilancia molto importante anche in vista del prossimo anno – quando il Milan verosimilmente avrà bisogno di portarsi a casa un nuovo centravanti –, ma occorre che lo sia quanto meno nella seconda parte di questa stagione. Impensabile chiedere a Giroud straordinari continuativi mentre sul rientro di Ibra, beh, tutto ciò che verrà sarà il benvenuto. Ma su Zlatan occorre un sano realismo. Ecco perché recuperare a tutti gli effetti Divock è una della missioni essenziali in questa sosta. Facendo un veloce riassunto, tutto è iniziato quando… non era ancora iniziato. Nel senso che il belga è arrivato malconcio da Liverpool. Colpa di un problema muscolare nel finale della scorsa annata che lo ha tolto di scena, escludendolo dai convocati anche nella finale di Champions contro il Real. Un problema che si è rivelato molto più subdolo e impattante del previsto, tanto da fargli saltare praticamente l’intera preparazione estiva. E quando Divock ha iniziato ad allenarsi con una buona intensità, l’ha tolto di scena un’infiammazione tendinea che gli ha fatto saltare cinque partite e, di fatto, quasi azzerato i progressi atletici. Divock ha rifatto capolino con un po’ di decisione a metà ottobre a Verona, con un ingresso confortante e benaugurante seguito dalla bella prova col Monza: un gol, un assist e finalmente sorrisi assortiti a Milanello. Il peggio è passato. Macché. Dopo di allora, altra involuzione.

A lezione

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Stavolta in termini tattici, oltre che di gamba. Un giocatore fuori dal coro, con difficoltà evidenti a trovare lo spunto. La classica situazione in cui la testa comanda operazioni illustri e il corpo non riesce a eseguirle. Ben venga la lunga sosta, allora. Per Origi, a partire da inizio dicembre, è pronto un piano di lavoro speciale. Una preparazione atletica mirata e personalizzata, studiata dallo staff di Pioli in base ai parametri del giocatore. Mentre il tecnico provvederà a ulteriori lezioni tattiche, anche perché il Milan di Pioli nelle ultime settimane sta ulteriormente evolvendo nelle situazioni di gioco. Occorre anche ripristinare il ritmo-gara – Divock quando sta bene è un giocatore dinamico, che ama svariare e puntare l’uomo – e in questo senso le amichevoli dicembrine con Arsenal, Liverpool e Psv aumenteranno il minutaggio. Una fine d’anno nel segno di Origi, insomma, con l’auspicio che lo sia anche tutto il 2023.



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