Mondiali di atletica: Fraser-Pryce, regina infinita dei 100: primo tris giamaicano



Quinto titolo per la campionessa 35enne. Battute Jackson e Thompson: un podio così nemmeno ai tempi di Bolt. Quattro titoli su sette agli Usa, la maratona è etiope

Dal nostro inviato Andrea Buongiovanni
@abuongi

In una giornata in cui gli Stati Uniti vincono quattro titoli sui sette in palio (con una tripletta e due doppiette!) la copertina va a Shelly-Ann Fraser che, nei 100, conquista addirittura il quinto titolo. Nessuna, in campo femminile, è mai arrivata a tanto. La giamaicana, con uno scoppiettante 10″67 (+0.8), record della rassegna, regala al proprio Paese il primo en-plein della storia. Nemmeno Usain Bolt e compagni c’erano riusciti. L’argento va a Shericka Williams (personale di 10”73), il bronzo a Elaine Thompson (10”81). Sono le tre donne che hanno occupato il podio olimpico di Tokyo, ma su gradini diversi. Un anno fa, nell’ordine, si erano piazzate Thompson, Fraser e Williams. Mamma Shelly-Ann, grande amica dell’Italia, lunghissime extension gialloverdinere, i colori della sua bandiera, ha 35 anni. E, uomini compresa, diventa l’atleta più anziana a conquistare un titolo mondiale individuale, “superando” Justin Gatlin. Avete detto leggenda? Mastica amaro la britannica Dina Asher-Smith, senza medaglia pur col record nazionale portato a 10”83. La svizzera Mujinga Kambundji è ottima quinta in 10”91. Statunitensi battute: Aleia Hobbs è sesta (10”92), Melissa Jefferson ottava (11”03). In mezzo alle due l’ivoriana Marie-Jose Ta Lou (10”93).

U-s-a, U-s-a

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I padroni di casa si rifanno con gli interessi. La tripletta, senza precedenti e al termine di una gara entusiasmante, arriva dal peso. Porta le firme dell’olimpionico e primatista del mondo Ryan Crouser (22.94, altro record dei Mondiali), ragazzo dell’Oregon, del campione uscente Joe Kovacs (22.89) e di Josh Awotunde (22.29). Dopo il quarto tentativo guida Crouser, al quinto c’è sorpasso e controsorpasso. Che show. Come nei 110 ostacoli. Il campione olimpico, il giamaicano Hansle Parchment, si “rompe” pochi secondi prima del via (infortunio muscolare), lo statunitense Devon Allen, prossimo a debuttare in Nfl coi Philadelphia Eagles, è squalificato per partenza falsa (per un millesimo, reazione allo sparo di 0”999) e così Grant Holloway (13”03/+1.2) ha campo (quasi) libero. Precede il connazionale Trey Cunninham (13”08) e, udite udite, lo spagnolo Asier Martinez (13”17). L’altra doppietta arriva dall’asta femminile grazie all’olimpionica Katie Nageotte e Sandi Morris (entrambe a 4.85), compagne di allenamento sotto la supervisione di Brad Walker (il bronzo va all’australiana Nina Kennedy con 4.80). Per gli Stati Uniti due medaglie anche dal martello femminile: oro con Brooke Andersen (78.96), bronzo con Janeè Kassanavoid (74.86). L’argento va invece al collo della canadese Camryn Rogers (75.52).

Back to back

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Hayward Field porta bene a Joshua Cheptgei: il 25enne ugandese, su questa pista, vinse 10.000 dei Mondiali juniores 2014. Otto anni dopo si ripete tra i più grandi, bissando il titolo di Doha 2019, quarto uomo della storia a riuscire nella doppietta. Prima di lui Haile Gebrselassie, Kenenisa Bekele e Mo Farah. Una bella compagnia, non c’è che dire. Joshua, al termine di una volata da ricordare, vince in 27’27”43. Il suo spunto “brucia” il keniano Stanley Mburo (27’27”90) e Jakob Kiplimo, altro ugandese spesso in Italia gestito da Federico Rosa. Il miglior etiope? Il belga Isaac Kimeli, decimo in 27’43”50. Yeman Crippa, pensando a Monaco di Baviera, avrà preso appunti.

Maratona etiope

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Si definisce “negative split”, si usa quando la seconda metà di gara è più veloce della prima: per informazioni rivolgersi a Tamirat Tola, atleta gestito dal manager trentino Gianni Demadonna. Il 30enne etiope, già argento a Londra 2017, per vincere la maratona iridata, fa 1h04’08” nella prima mezza e, alla media di 2’54” al km, 1h01’28” nella seconda. Il totale? È presto fatto: 2h05’36”, record della rassegna migliorato dopo 13 anni (il keniano Abel Kirui, a Berlino 2009, si impose in 2h06’54”). I suoi ultimi 10 km, con un parziale di 14’10” tra il 35° e il 40°, sono una cavalcata. E fanno il vuoto. Regalando al Paese il terzo trionfo dopo quelli di Abera a Edmonton 2001 e di Desisa a Doha 2019. La festa è completata dal connazionale Mosinet Geremew (scuderia Federico Rosa), secondo in 2h06’44”, il belga Bashir Abdi (origini somale) è terzo (come lo scorso anno all’Olimpiade) in 2h06’48”. Sorprende il canadese Cam Levins, quarto in 2h07’09”, record nazionale migliorato di oltre due minuti.

Gli altri

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Quella dei 400 ostacoli sarà una grande finale. Il brasiliano Dos Santos (47”85 in semifinale), il norvegese Warholm (48”00) e lo statunitense Benjamin (un super controllato 48”44) promettono meraviglie. Darà spettacolo anche la finale dei 1500. Nel secondo turno il più veloce è il keniano Abel Kipsang (3’33”68), ma occhio a Jakob Ingebrigtsen: il norvegese passeggia in 3’37”02, spendendo nulla più del necessario. Nelle qualificazioni del disco il migliore è il lituano Mykolas Alekna (68.91), super figlio d’arte. Nell’eptathlon, dopo la quattro prove della prima giornata, guida la campionessa olimpica, la belga Nafi Thiam, con 4071 punti.





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