Paolo Maldini al Festival dello Sport: ‘Io, il Milan, Singer, Cardinale, il mercato…’



Il d.t. rossonero si racconta al Festival dello Sport: “Ora da dirigente mi sento adeguato. Più ricavi faremo più investiremo, da qui passa la ristrutturazione del nostro calcio. Berlusconi? Mi ha chiamato per consigliarmi un acquisto…”

Marco Pasotto

L’ultima carezza in ordine di tempo è stata quella di Gullit, e risale a ieri: “Per un giocatore, sapere che lo vuole Maldini cambia tutto, lui è la storia del Milan”. Ovunque vada, e con chiunque parli di lui, Paolo fa il pieno di inchini. Da quello di Sergio Ramos al Bernabeu al post di poche settimane fa del Salisburgo (“Quando Paolo Maldini arriva in città, tutto quello che puoi fare è guardare con soggezione”), passando per tutti i giocatori rossoneri che hanno raccontato l’emozione di ritrovarselo accanto a Milanello, Maldini resta l’incarnazione più pura del milanismo. Anche perché è una tradizione di famiglia che va avanti da settant’anni. Non c’è allora da stupirsi se l’evento con il d.t. rossonero al Festival dello Sport di Trento ha certificato ancora una volta l’immenso amore per lui da parte del popolo rossonero, che ha affollato il Teatro Sociale formando una lunga fila per entrare fin dalle prime ore del mattino. E boato in sala quando Paolo arriva sul palco – sale anche il coro “c’è solo un capitano” –, nell’incontro curato e condotto da Gianni Valenti e Luca Bianchin. Maldini ha parlato praticamente di tutto, ecco le sue parole.

Sullo scudetto

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“E’ stato molto importante e molto diverso da quando ero calciatore. Non giocando, non hai modo di scaricare l’adrenalina del pre-gara e quindi osservi. Una tensione completamente diversa, un lavoro diverso. Quando tornai nel club nel 2018 dovevo ancora capire la visione da dirigente, poi ho fatto una discreta esperienza e lo scudetto è il sigillo che uno sogna di poter mettere”.

Tre flash

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“Da quando lavoro come dirigente, me ne vengono in mente tre. L’attimo della firma. I primi momenti di difficoltà, perché non mi sentivo né pronto né adeguato, però avevo accanto Leonardo e con lui era tutto più facile. Infine, la giornata dell’ultima partita a Reggio Emilia, con la festa successiva”.

Sull’importanza del cognome

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“Quando parlo con un giocatore parto con questo vantaggio, in effetti. Ma non è solo dovuto alla storia della mia famiglia, il vantaggio è anche essere legato a un club che è stato grande per tanti decenni, ha una storia che si presenta da sola. Chi viene contattato da uno che si porta dietro tutto questo, magari è più portato a credere a ciò che gli viene detto”.

Sul suo primo acquisto

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“Tutti pensano a Hernandez, in realtà il primo acquisto reale è stato Krunic. E poi sono andato a Ibiza da Theo, ho cercato di usare parole che userei con mio figlio. Un po’ lo sento questo rapporto padre-figlio con i calciatori, cerco di dare supporto ai ragazzi prima che ai calciatori. Io mi ricordo come ho sofferto le mie insicurezze, se avessi avuto qualcuno che qualche volta mi supportava sarei stato meglio. Quindi adesso è qualcosa che cerco di fare io”.

Sulle sue radici

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“Quando cerchi di prendere un giocatore le difficoltà sono varie, perché devi raccontare un progetto che è diverso dall’epoca Berlusconi ed è un ridimensionamento. Devi quindi raccontare un progetto credibile e comunque vincente. Nel mio ruolo mi piace sentirmi un po’ garante del progetto, è una cosa che sento, perché io le radici le ho e sono anche molto forti, magari a differenza di altre figure che si fermano poco. Credo di aver preso l’occasione da dirigente nel momento giusto, piano piano mi sento adeguato, cosa che nei primi sei mesi non percepivo”.

Sul derby e Giroud

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“Giroud è un campione, un professionista esemplare. La caratteristica principale di un campione è lavorare duro, essere umile ed essere uomo squadra. Nei momenti difficili viene fuori il campione ed è venuto fuori lui. L’anno scorso sapevamo che quella partita era l’occasione giusta, perché non sempre i momenti giusti ritornano”.

Su Massara

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“La coppia Maldini-Massara nasce da un trio, ovvero quando Leonardo se ne va. Per restare chiedo di avere in società Boban, mio grande amico e gran conoscitore di calcio. Serviva anche un d.s. e ho ricevuto tantissime telefonate che parlavano bene di Ricky, che personalmente non conoscevo come dirigente. Abbiamo fatto il colloquio, mi è piaciuto tanto e siamo partiti. Ha un percorso e una visione diversi da me e questo accresce la conoscenza. Avere una visione diversa è fondamentale. È un grandissimo conoscitore di calcio e lavoratore. Ora siamo una coppia di fatto, viviamo in simbiosi buona parte della settimana. Momenti con visioni diverse? Beh, per esempio Kjaer a me piaceva come giocatore ma non lo conoscevo nei dettagli, mentre lui ha insistito moltissimo”.

Quella frase a Gordon

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“Io sono molto realista ma anche molto sognatore. E sognare di arrivare al risultato massimo è una cosa che trasmette fiducia. E’ una cosa che si fa, ecco perché a Natale mandai quel messaggio a Gordon Singer dicendogli che avremmo vinto il campionato. Non ero sicuro di vincere lo scudetto ma c’erano le potenzialità. A gennaio in realtà non avevamo budget per fare mercato, poi la Juve ha preso Vlahovic, l’Inter Gosens e allora un piccolo budget venne fuori. E io a quel punto dissi ‘Non lo voglio, siamo già forti così’. Per quanto riguarda le ambizioni di quest’anno, noi partiamo per vincere, siamo campioni in carica e le responsabilità non ci devono spaventare”.

Sul gruppo

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“La cosa bella dello scudetto è che sono stati tutti protagonisti. Come Tatarusanu col rigore parato all’Inter, o mio figlio con il gol allo Spezia. Non abbiamo avuto giocatori a margine del progetto, grazie anche alla conduzione di Pioli che sotto questo aspetto è fantastico”.

Su Cardinale

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“A Cardinale, nel dubbio, ho raccontato la mia storia. È come se io andassi a pranzo con una leggenda del baseball, farei fatica a sapere qual è la sua vita. Gli ho raccontato i miei trascorsi, il rapporto della mia famiglia col Milan. Gerry è uno che ha energia, vuole fare e ascolta, e questo mi piace molto. L’idea trasmessa è una continuità di progetto dopo Elliott. Il club è stato risanato e adesso dovrebbe risalire verso obiettivi più grandi. Voglia, determinazione e ambizione ci sono, noi siamo il Milan la storia parla per noi”.

Sul calcio italiano

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“Se il Milan avrà più ricavi avremo più possibilità di investire. Da questo passa anche la ristrutturazione generale del calcio italiano. Con l’Inghilterra la differenza è ormai insostenibile, le nostre armi sono la storia e magari più idee. La nostra Serie A e i nostri diritti valgono troppo poco per ciò che siamo”.

Su De Ketelaere

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“Il mercato è dinamico, prima di De Ketelaere abbiamo provato a prendere Botman, che avrebbe esaurito il budget e ci avrebbe portato su altri calciatori per la trequarti. A questo punto del nostro cammino non dobbiamo prendere giocatori medi, ma di grande prospettiva e Charles è uno di questi. C’è bisogno di tempo, lo so che tifosi e media non aspettano, ma noi dobbiamo aspettare. Pensate ai primi sei mesi di Platini. Un 2001 non è ancora pronto a farsi carico di un club come il Milan e l’equilibrio che manca fuori dobbiamo darlo noi. Su di lui abbiamo pochissimi dubbi”.

Su Pioli

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“Con Stefano ho giocato in Under 21 tanti anni fa. Di lui però non sapevo che avesse una carica sul campo così contagiosa, sprigiona un’energia incredibile. Lo conoscevo sotto l’aspetto tecnico, morale e tattico, non con un’energia simile. Ogni giorno trasmette qualcosa di eccezionale. Condivide i nostri progetti e strategie, non prende alibi. Abbiamo visto un leader nato, e pensare che è considerato un normal one. Il rapporto si è cementato, discutiamo, litighiamo, Stefano è un sanguigno. Lui finalmente ha trovato l’ambiente dove ha potuto far vedere realmente com’è l’uomo e l’allenatore. Le cose che appende in spogliatoio? Sono statistiche, o magari frasi di ex compagni o allenatori, capisce sempre il modo migliore per stimolare il gruppo”.

Su Ibra

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“Sa che il recupero è difficile, ma quando siamo andati da lui a fare la proposta di rinnovo gli abbiamo detto che avevamo bisogno di qualcuno che si considerasse ancora calciatore al 100%. E lui è partito con quella idea, vuole tornare a giocare. Ha un po’ l’ansia del dover smettere, ma credo sia normale. Che cosa farà dopo? Farà Zlatan, quello è il suo ruolo”.

Sull’Inter

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“C’è una grande rivalità e un grande rispetto. Milano ti insegna questo, a rispettare avversario. La vivo in maniera serena, da Milano che gioca una semifinale di Champions traggono benifici tutti”.

Sul nuovo stadio

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“La convivenza con l’Inter in questi anni è andata bene, ci siamo divisi trofei, stadio e piazzale, e quindi non è un problema condividere lo stadio. San Siro è pieno di ricordi ma la domanda è: vogliamo vivere ancora di ricordi o crearne altri per le nuove generazioni? Dobbiamo creare, per renderci competitivi”.

Su Galliani

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“Vi racconto questa. L’arbitro che non ci aveva convalidato il gol con lo Spezia di lì a poco arbitrò il Monza, Galliani è andato da lui e gli ha chiesto ‘Come si è permesso di annullare quel gol?’. Con Adriano c’è stata qualche incomprensione, forse avevamo una visione un po’ miope di chi fosse l’altro, ma ora il rapporto è fantastico. È un grandissimo dirigente, lunga vita a Galliani, gli dobbiamo tanto”.

Sul figlio Daniel

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“Il rapporto con lui l’ho vissuto sulle montagne russe. Dal punto di vista emotivo devi trattenerti, ma poi è inutile fingere. È lì perché se lo merita, anzi il suo cognome gli ha portato solo fastidi, e io lo so bene perché ci sono passato. Però il nome della mia famiglia è legato indissolubilmente a questo club, nei prossimi giorni a Milanello sarà intitolata una tribunetta a mio papà e lascerà il suo ricordo sempre vivo”.

Su Berlusconi (e Pioli…)

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“Berlusconi mi ha chiamato ultimamente per consigliarmi un acquisto, ma non posso dire chi è, e nemmeno se lo abbiam preso… Chiama Pioli spesso e gli consiglia di far non giocare troppo il portiere coi piedi. Maignan peraltro è il migliore dei nostri difensori a far girare la palla, è un portiere moderno, un pignolo, è ambizioso. Un acquisto molto azzeccato”.

Sulle offerte indecenti

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“Dì, mi è capitato di dire a un club straniero ‘non vi presentate neanche’ (Hernandez, ndr). Poi, se si presentano comunque, bisogna vedere. La nostra sostenibilità al momento non necessita di una cessione perché abbiamo i conti a posto. Noi i più forti vogliamo tenerli, poi è chiaro che nessuno è incedibile in termini assoluti”,

La frase di Singer senior

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“Paul Singer mi ha detto ‘Voi avete una fortuna, attraverso il vostro lavoro potete dare la felicità a una persona, non capita a tutti’. Certo, ha visto il meglio, ma ha ragione: ed è un concetto che mi ha impressionato”.



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