Paralimpici: Bertagnolli lancia l’Italia ai Mondiali di sci alpino in Spagna



La punta della squadra azzurra alla vigilia della manifestazione iridata: “Siamo qui per andare sul podio come nelle passate edizioni”

Dal 19 al 29 gennaio si svolgeranno i Mondiali di sci alpino paralimpico ad Espot, in Spagna. A portare in alto i colori azzurri ci sarà Giacomo Bertagnolli, accompagnato dalla guida Andrea Ravelli, che nell’ultima tappa di Coppa del Mondo in Svizzera hanno collezionato quattro ori in altrettante gare. Ventiquattro anni il 18 gennaio Giacomo è sempre stato uno sportivo: ”Ho iniziato a praticare sport sin da piccolo, principalmente attività legate alla montagna visto che son nato e cresciuto a Cavalese, in Trentino, come l’arrampicata e la mountain bike d’estate, lo sci alpino e l’hockey su ghiaccio in inverno”. Fino a 12 anni quest’ultimo era lo sport praticato con più assiduità: “Mi piaceva molto, ma man mano che si cresceva il gioco diventava sempre più veloce e facevo molta fatica a seguire il disco. Per vincere le partite bisognava essere sempre sul pezzo e molto spesso finivo in panchina. A quel punto mi sono detto che sarebbe stato meglio provare a fare altro”. Giacomo è ipovedente dalla nascita a causa di un’atrofia del nervo ottico: ”Mio padre è portatore sano ed ho una variazione genetica unica al mondo che si chiama OPA 1. Vedo mezzo decimo dall’occhio sinistro e quasi un decimo da quello destro”.

Giornale

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Proprio in quel periodo apparse un articolo di giornale che parlava degli sport paralimpici: “Una volta venuto a conoscenza di questo mondo ci siamo informati e ci siamo messi in contatto con la FISIP (Federazione Italiana Sport Invernali Paralimpici, ndr). Dai tredici anni fino alla prima gara di coppa del mondo ho fatto la maggior parte delle cose in autonomia. I miei genitori mi dedicavano il loro tempo, finanziavano le mie trasferte ed ho cercato una persona che mi desse una mano come guida. È stato tutto così, un po’ casuale”, racconta Giacomo. “I risultati sono cominciati ad arrivare, mi divertivo e avevo sempre più voglia di migliorare, da lì ho capito che avrei fatto tutto questo in maniera agonistica”. In Spagna sarà il suo quinto mondiale da atleta paralimpico: “I mondiali sono sempre andati bene, sono sempre arrivato piuttosto pronto, quest’anno sono stato più fermo rispetto agli anni scorsi perché venivo da una Paralimpiade abbastanza stancante, mi sono ammalato diverse volte ed ho avuto un leggero infortunio a fine dicembre. Avrei potuto essere ancora più in forma -spiega Giacomo- ma le ultime gare fatte mi fanno ben sperare e mi danno una bella carica per andare li convinto. L’obiettivo -prosegue- è quello di fare bene, come ho sempre fatto, poi logicamente i risultati, se si è mentalmente preparati e fisicamente pronti dovrebbero arrivare. Non ho mai gareggiato in Spagna, non conosco il posto, bisognerà studiare bene i tracciati e vedere la condizione della neve”. Il messaggio è chiaro: “Andiamo li carichi per fare bene e dare prestigio al tricolore italiano”. La storia dello sci alpino paralimpico passa da lui. Con 4 ori, 3 argenti e un bronzo, Giacomo è riuscito a coprire tutte le discipline dello sci alpino ai Giochi, dal Super G allo slalom, passando per la supercombinata . “La Paralimpiade è qualcosa di fantastico e speciale. Arrivando dalle gare, anche internazionali, si sente che è un evento di un altro livello. Nel 2018 arrivammo lì con Fabrizio (Casal,ndr) senza aspettative e fu bellissimo. Vincere quattro medaglie, fra cui due ori, fu una sensazione indescrivibile. Quella tranquillità che avevamo, data dal fatto di essere esordienti, credo abbia fatto la differenza”. Nel frattempo c’era anche l’esame di maturità: “L’anno dei Giochi di Pyeongchang avevo gli esami, frequentavo il liceo socio-economico, e fui assente per diverso tempo a causa delle gare e delle Paralimpiadi. Fu un anno assurdo, in meno di un mese recuperai tutte le interrogazioni e le verifiche e mi diplomai con 82 centesimi”.

Impegni

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Poi il passaggio di testimone tra guide: “Con Fabrizio eravamo nella stessa scuola e abbiamo condiviso moltissimo. Il ruolo della guida, specialmente nello sci alpino, è fondamentale, soprattutto se vuoi raggiungere certi risultati. La fiducia e la sintonia sono importantissime. Ora con Andrea stiamo cercando di migliorare quanto più possiamo, lui è stato uno sciatore ad alti livelli ed avere qualcuno davanti che ti sproni sempre a fare meglio è molto importante”. Un anno fa i Giochi a Pechino, la conferma: “Doversi confermare e migliorarsi è sempre più difficile che affermarsi, soprattutto se hai vinto 4 medaglie. Siamo riusciti a riconfermarci, vincendo anche stavolta 2 ori e 4 medaglie, avendo anche un rivale molto competitivo come l’austriaco Aigner. Dopo questa Paralimpiade posso dire di avere 5 medaglie su 5 discipline e questo per me è motivo di orgoglio”. A Pechino 2022 anche l’onore di essere portabandiera: “Portare la bandiera italiana alla cerimonia d’apertura è un’emozione fortissima. Peccato che le cerimonie le mettano sempre la sera prima della discesa libera, quindi appena finita la sfilata siamo dovuti tornare al villaggio che era a qualche ora di distanza. Consegnare la bandiera al Presidente della Repubblica è un qualcosa che capita a pochissimi atleti e far parte di questi mi fa molto piacere. Ero quasi più agitato nel portare la bandiera e a farla sventolare nel modo giusto rispetto a far le gare (sorride,ndr)”. Nella vita di un atleta sono molti i sacrifici e molte le persone con cui si condividono: “Ringrazio le mie guide, partendo da Marcellino, il mio primo allenatore, Achille che mi ha seguito fino alle prime vittorie in Coppa del Mondo, Fabrizio che mi ha accompagnato in tanti successi ed alla prima Paralimpiade ed Andrea, con cui sto condividendo moltissimo. Probabilmente senza di loro queste medaglie non sarebbero arrivate. La mia famiglia, che mi è sempre stata vicino e la mia ragazza che mi ha supportato durante questo percorso”. Lo sci, come tutti gli sport, sono fondamentali nella vita ed aiutano a superare i propri limiti: “Lo sci mi consente di mettermi in competizione con me stesso. Cercare di migliorarsi ogni giorno, avere degli obiettivi e superarli è molto importante. Lo sport mi ha poi aiutato ad essere molto più autonomo rispetto a molte altre persone con la mia stessa patologia. Arrangiarsi e non dover sempre chiedere l’aiuto di qualcuno ti fa sentire più libero. È anche un bel modo per viaggiare e girare il mondo -racconta con il sorriso- cosa che a me piace molto e che questo sport ti permette di fare”. Giacomo ha anche avuto l’onore di fare da apripista a Madonna di Campiglio in occasione di una gara normo: ”Credo di essere l’unico atleta, almeno nello sci alpino, ad aver avuto questo onore. La pista era la 3-tre ed era una gara di slalom. È stato bellissimo fare entrambe le manches, è tutto un altro evento e spero che pian piano anche il mondo paralimpico possa avvicinarsi a questo. Si parla molto di unire il mondo paralimpico a quello normo, di togliere le differenze, spero si comincerà presto”. Milano-Cortina il sogno nel cassetto: “Non si tratta più di una Paralimpiade lontana, senza pubblico, ma i Giochi in casa, con famiglia ed amici a supportarti, oltre ai tanti tifosi. Non conosco bene le piste di Cortina, spero ci daranno la possibilità di allenarci. Mi auguro anche di poter dare maggiore visibilità a tutto il movimento. Gareggiare in casa è un’altra storia, sono molto felice di avere questa occasione e arriverò pronto per migliorare i risultati di Pyeongchang e Pechino”.



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