Pelé è morto, l’ultima intervista: “Vorrei veder trionfare Neymar in Qatar”



In occasione dei 50 anni dal suo millesimo gol, Pelé si era raccontato al nostro giornale: “Il giocatore che avrei voluto accanto? Messi, è il più completo. Il miglior difensore? Trapattoni, implacabile e corretto, mica come inglesi e argentini…”

Mauricio Cannone

Il 14 novembre 2019 la Gazzetta ha pubblicato l’ultima intervista di Pelé al nostro giornale. A realizzarla, nella sede del Museu Pelé a Santos, era stato Mauricio Cannone. L’occasione erano i cinquant’anni dal suo millesimo gol, ma O Rei aveva parlato di tutto, dalle speranze di vedere Neymar campione del mondo alla sua passione per Messi, dai suoi acciacchi al problema razzismo nel calcio, dalle marcature strette del Trap alle perplessità per il Var. Ecco il testo integrale di quell’intervista.

La Perla nera, il Dio di tutti gli stadi, O Rei. Tanti, tantissimi soprannomi non sono sufficienti per esprimere cosa significa Edson Arantes do Nascimento: lui, Pelé. Il giornalista Armando Nogueira diceva che se Pelé non fosse nato uomo sarebbe nato pallone. Nonostante abbia appeso le scarpe al chiodo nel 1977 ai New York Cosmos, molte delle sue imprese restano ineguagliate.

Quando ancora non aveva compiuto 16 anni, Pelé esordiva nei professionisti del Santos, squadra in cui diventò famoso e giocò sino a quasi 34 anni; a meno di 17 debuttava con la maglia del Brasile; a meno di 18 conquistava il primo dei suoi tre Mondiali. In totale disputò quattro Coppe del Mondo. Secondo registri di vari esperti, il totale di gol realizzati raggiungerebbe la quota di 1.281 reti. Oggi, a 79 anni, dopo aver patito vari problemi di salute, ha ricevuto la Gazzetta per un’intervista al Museu Pelé, a Santos, dove sono conservati molti dei suoi cimeli. E non si è tirato indietro su vari temi: il razzismo, l’Italia, il dualismo tra coloro che, con lui, ambiscono alla fama di leggenda del calcio. Pelé ammira Cristiano Ronaldo, spera in giorni migliori per Neymar, ma nonostante non voglia dire esplicitamente chi secondo lui è attualmente il migliore del mondo, confessa al fianco di chi, se potesse, vorrebbe giocare.

Il 19 novembre si compiono 50 anni del suo millesimo gol, messo a segno nel 1969 contro il Vasco da Gama al Maracana. In quella serata lei siglò la rete del definitivo 2-1 su rigore contro il portiere Andrada, scomparso all’inizio di settembre di quest’anno. I cronisti invasero il campo. Si fermò tutto per festeggiare l’impresa. E la rete lei la dedicò ai bambini poveri dimenticati dalla società. All’epoca le diedero del demagogo…

“Già, sono già trascorsi cinquant’anni. Si tratta di almeno un paio di generazioni… Se si fosse fatto qualcosa fin da quell’epoca magari le cose sarebbero diverse. Ma sa perché decisi di dedicare ai bambini quel gol? Alla vigilia di quella partita, dopo l’allenamento del Santos, beccai alcuni ragazzi che commettevano dei furti nelle auto vicino allo stadio. Li rimproverai e loro risposero: ‘Noi non stiamo rubando nulla. Queste macchine sono di gente che viene dalla città di San Paolo…’. E perché arrivano da San Paolo le potete derubare? E loro se ne andarono via. Così al momento del gol, per questo episodio, mi venne in mente di dedicarlo ai bambini. Oggi è molto più pericolosa la situazione dei ragazzi rispetto a quell’epoca. Tanti anni fa c’erano solo scippatori, i cosiddetti trombadinhas, come il titolo di un film in cui ho lavorato. Oggi si usano le armi per derubare la gente. Ma torniamo al millesimo gol. Prima di battere quel rigore tremavo, avevo paura di sbagliare. Era troppa responsabilità per me. Sarebbe meglio segnare su azione anziché dal dischetto. Dissi a Carlos Alberto (terzino destro del Santos e della nazionale brasiliana, ndr) di batterlo e lui mi sgridò: ‘Macché, lo batti tu’. Carlos Alberto era il nostro rigorista ufficiale. Tutti gli altri giocatori del Santos si piazzarono a centrocampo aspettando il mio tiro dal dischetto. E pensai: ‘E se il portiere lo respinge, se sbaglio, se colpisco il palo, non ci sarà nessuno per la ribattuta’. Invece segnai. E il campo si popolò di gente”.

Mi sento bene anche se ho un po’ di acciacchi. È come se Dio mi stesse chiedendo il conto

Nel 2020, lei compirà 80 anni. Ci sarà qualcosa di speciale come per i suoi 50 anni, quando nel 1990 lei giocò per il Brasile contro il Resto del Mondo a Milano, partita promossa dalla Gazzetta?

“Mi ricordo che c’era questa promozione della Gazzetta. E ricordo anche di quando sono tornato nel 2016 alla Rosea per presentare il film su di me e firmai proprio la pagina che parlava di quella partita. Devo ringraziare gli italiani, mi hanno sempre accolto con grande affetto. Quanto alla festa per gli 80 anni, ancora non lo so. Dipende anche dalla mia salute, questa sì è la cosa più importante al momento. Negli ultimi anni mi sono sottoposto a interventi chirurgici alla colonna, ai legamenti e più recentemente anche al quadricipite. Due operazioni nuove e tre ‘rifatte’. Cinque o sei in totale. Almeno tutti questi acciacchi mi sono arrivati dopo aver smesso di giocare. Ma ora mi sento bene. Sembra che Dio mi abbia detto: ‘Pelé, ti voglio bene ma adesso è ora di pagare il conto’ (e ride, ndr)”.

Italiano è anche Trapattoni. Fu lui il suo marcatore più implacabile?

“Ce ne sono stati tanti, di avversari difficili, ma il francobollo, quello che non ti lasciava scampo, era proprio lui (ride ancora, ndr). E pensi che Trapattoni non era mica un difensore sleale. Non ti dava dei calci, delle gomitate. Ne ho incrociati altri molto sleali: da argentini e inglesi, in particolare, ne ho prese tante”.

I migliori oggi? Una volta erano tanti, ora due o tre: Messi, Cristiano Ronaldo e Neymar

Chi sono i migliori giocatori del mondo oggi?

“Una volta ne trovavi due o tre in ogni Paese di grande cultura calcistica. Eusébio, Simões, Cruijff, Beckenbauer, Maradona, Garrincha, Didi. Quanti ne ho detti? Erano tantissimi… Oggi ne abbiamo due o tre in tutto. Messi, Cristiano Ronaldo, direi Neymar, che però in Brasile non è ancora riuscito a diventare una grande figura”.

Pensa che O Ney possa ancora vincere un Mondiale col Brasile?

“Spero di sì. Mi auguro che al prossimo Mondiale sia in buone condizioni fisiche. La gente lo critica. Persino io l’ho fatto qualche volta, ma ci si dimentica che lui è un prodotto nostro, del vivaio del Santos. Vogliamo sempre il meglio per lui. Ne parlo spesso con suo padre. Tecnicamente è un eccellente giocatore”.

Se lei dovesse scegliere un giocatore attuale per giocare al suo fianco, che potrebbe adattarsi meglio al suo gioco, chi sceglierebbe?

“Penso a Leo Messi. È un giocatore abile, dà assist, passaggi, segna. Dribbla bene, fa delle giocate. Se fossimo in squadra insieme, gli avversari si dovrebbero preoccupare di due giocatori, non solo di uno! (Ride, ndr). Oggi Messi è il giocatore più completo”.

Il razzismo proprio non lo capisco, ma non si possono condannare i club per quello che fanno i tifosi

Il razzismo sta inquinando il calcio. Ha seguito i casi di Balotelli e Verona e del brasiliano Taison in Ucraina? Cosa si può fare contro il razzismo nel calcio? Si deve fermare la partita e riprenderla solo quando i cori smettono?

“Purtroppo queste cose del razzismo io non le capisco… Siamo tutti esseri umani. Nessuno è meglio o peggio dell’altro. È un problema di invidia, di disuguaglianza. Non credo neanche che si possa rivalersi sulla squadra dandole una sconfitta a tavolino o dei punti di penalizzazione. Non si può condannare il club per quello che fanno i suoi tifosi. È come quando uno ha dei figli. Se uno di loro combina una sciocchezza, mica si può rimproverare anche i suoi fratelli, no?”.

Quanto varrebbe oggi il cartellino di Pelé?

“L’ho già detto: non avrebbe prezzo. Non si può stimare”.

Che cosa ne pensa dell’uso della Var nel calcio?

“È un po’ confuso. L’intenzione originale la trovo positiva, ma la sua applicazione mi lascia un po’ perplesso”.

Gabigol sta andando molto bene col Flamengo. Pensa che sia in grado di tornare al calcio europeo?

“Si è fatto conoscere con la maglia del Santos, è andato in Europa, è tornato. È un buon giocatore, spero che abbia fortuna. Ma non si può garantire che sfonderà in Europa”.



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