Pil dello sport: Italia quarta in Europa. Vola la Germania, sorpresa Austria



Presentato dall’Ics uno studio sulla dimensione economica dello sport. Il presidente Abodi: “Difesa immunitaria sociale importante”. Vezzali: “Lo sport contributo fondamentale al Pil come e più di altri settori”

Quarta nella graduatoria europea del pil “sportivo” totale dove però siamo a un quinto dei numeri tedeschi e a poco più della metà di quelli francesi e britannici, e tredicesima in quella pro capite in una classifica capeggiata da un leader che non t’aspetti: l’Austria, specialista nel mettere a frutto in funzione turistico-sportiva il suo territorio. Il contributo dello sport al pil totale a Vienna raggiunge infatti il 4,12 rispetto al 3,90 della Germania, mentre l’Italia è all’1,32 con 21,2 miliardi di euro. Le cifre si riferiscono al 2019 e sarà interessante verificare dopo la tempesta Covid chi avrà pagato di più. I numeri sono stati presentati questa mattina dall’Istituto per il Credito Sportivo nell’ambito di uno studio, soggetto a continuo aggiornamento, su “Il Pil dello Sport/La dimensione economica del settore sport in Italia”.

DIFESA IMMUNITARIA

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Per Andrea Abodi, presidente dell’Ics, “lo sport è una delle principali «difese immunitarie sociali», fattore strategico per perseguire l’obiettivo del miglioramento della qualità della vita, che ci impone una sempre maggiore e profonda conoscenza della dimensione sociale ed economica del settore per affinare e coordinare le politiche, configurare nuovi strumenti e armonizzare e migliorare quelli esistenti”. Valentina Vezzali, sottosegretaria allo Sport, sottolinea che la ricerca “conferma che lo sport system concorre alla formazione del Pil nazionale al pari e più di altri settori economici”. Vito Cozzoli, presidente di Sport e Salute, è convinto che “non esista un settore più trainante ed emozionante dello sport”.

OCCUPATI

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Fra i numeri citati dal professor Giorgio Alleva nella sua più dettagliata illustrazione ci sono anche quelli relativi all’occupazione “sportiva”. Che genera 420mila occupati. Numeri forse sottostimati e che potrebbero essere irrobustiti dalla riforma del lavoro sportivo e dall’emergere di decine di migliaia di lavoratori fini a oggi “fantasma” in termini di tutele. Fatto sta che in questa classifica di contributo all’occupazione, l’Italia scende addirittura al diciannovesimo posto con Austria, Germania, Regno Unito, Danimarca e Svezia ai primi cinque posti. A sorpresa è l’istruzione il settore in cui l’incidenza “sportiva” è più alta. Molto dietro invece il settore infrastrutturale che si muova qualcosa con gli investimenti del PNRR. L’Italia è però in testa fra i grandi paesi europei nella graduatoria del’incidenza percentuale della fatturato e del valore della produzione dell’industria manifatturiera l. Insomma, lo sport in Italia rappresenta una dimensione economica importante, ma c’è un grande potenziale di crescita che ancora non si è tradotto in risultati sociali. Con l’auspicio che il futuro, qualsiasi nuovo governo arrivi, possa ricordarsi di questa speranza.



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