Sci di fondo, Pellegrino riparte verso… Milano-Cortina: “Presto papà”



A Ruka, in Finlandia, con una sprint a tecnica classica, comincia la Coppa del Mondo, con l’azzurro subito protagonista: “Mi manca l’oro olimpico individuale”

Stefano Arcobelli
@sarcobelli

Il fondista che coglie sempre l’attimo riparte da Ruka, dove invece deve sfatare il tabù del podio di inizio stagione. Il suo sarà uno sprint lunghissimo: destinazione finale, i Giochi italiani 2026. Federico Pellegrino non fa niente per caso, soprattutto adesso che a 32 anni deve calibrare ogni mossa. In Finlandia vinse il titolo mondiale a Lahti, poi sono arrivati due argenti olimpici. Ora Pelle non sta nella pelle perché prima di Natale (la data sarebbe il 21 dicembre) riceverà il regalo più bello: un figlio. E solo la paternità potrebbe sconvolgergli i piani.

Federico, stavolta in trasferta non c’è la sua Greta.

“È un aspetto della vita privata importantissimo, era un sogno che avevamo nel cassetto io e Greta. È arrivato adesso il momento giusto, è arrivato in un momento in cui ci sentivamo pronti entrambi. E quindi abbiamo deciso di intraprendere questo percorso”.

È una felicità che si porta in allenamento?

“Sicuramente sì. Mi fa cercare di essere ancora più forte, mi sento in dovere di essere sul pezzo, presente, nell’allenamento e fare al meglio il lavoro, per garantirmi più tempo fuori e predispormi a una vita diversa”.

Da un’Olimpiade all’altra, comincia a fare il bilancio di carriera?

“Guardo il palmares e dico: mi manca l’oro individuale, una medaglia in staffetta, una medaglia olimpica in una team sprint. Penso a partecipare alla staffetta, a dare una mano agli altri”.

Nel 2006 a Pragelato fu il momento di massimo splendore per l’Italia del fondo: tra 4 anni che sogni farà?

“Servono prestazioni solide a livello individuale. Io mi sto allenando bene, i meccanismi fisici e psicologici li ho capiti, li ho affinati in tutti questi anni. E quindi vado avanti così. Un oro a Milano-Cortina cambia dopo due argenti? Penso alle gare a squadre, le gare individuali sono importanti, ma la Sprint sarà in classico e soprattutto bisogna vedere come modificheranno la pista in Val di Fiemme: dipenderà dal tracciato per capire come potrà andare. Si fa quello che si riesce”.

Senza di lei questo fondo azzurro arranca non poco.

“Il movimento sulle mie spalle? Ho sempre cercato di dare il mio contributo per far sì che anche i miei compagni di squadra che si allenavano con me d’inverno potessero riuscire a crescere. Il mio dovere l’ho fatto. Quello che sicuramente è cambiato adesso è il lavoro atletico, il lavoro con l’allenatore tedesco Cramer, grazie al quale sono tornato sul podio olimpico. A livello mentale mi ha dato e cambiato tanto, mi ha fatto chiudere il cerchio di come funziona il mondo e fatto capire quali sono i limiti dello sci di fondo italiano. Ora che segue il team azzurro penso che alcuni di questi limiti si possono abbattere, ma bisogna dargli del tempo per vedere i risultati. E far sì che ognuno stia nel suo ruolo. Quindi lui detta la linea e chi deve seguire lo segua. Non è scontato: lui crede tanto nel rapporto atleta-allenatore e ci sta sempre molto vicino”.

Un tecnico straniero: come ha reagito l’ambiente?

“L’approccio di Markus è nettamente diverso rispetto a quello degli altri allenatori italiani e sono sicuro che ci sia tanto da imparare. Nel sistema italiano, gli allenatori italiani rimangono concentrati quasi esclusivamente sul programma di allenamento”.

A 32 anni, dove può ancora migliorare Chicco?

“Il fisico l’ho spremuto tanto in tutti questi anni ma ho aumentato il numero di ore di allenamento dall’anno scorso a più di 900 ore, in passato non avevo mai superato le 800. I volumi sono cambiati. Ho scoperto tante cose di me stesso e ho capito tante cose sbagliate del passato ma ho avuto conferma che altre cose le facevo giuste e quindi è interessante questo confronto”.

Con l’arrivo del figlio salterà il Tour de ski?

“La priorità sta nella famiglia e quindi non so ancora se farò il Tour, vedremo quando nascerà: se il bimbo sarà nato magari sì. Salterò comunque qualche gara di Coppa del Mondo. Posso stare anche ad allenarmi a casa”.

Che stagione si preannuncia?

“Sarà interessante perché per la prima volta è premiata la quantità di gare a cui si partecipa. Il sistema premia la costanza. L’obiettivo è essere sempre più completi e sempre più presenti. Quello che serve allo sci di fondo, come succede in Formula 1, è avere i più forti sempre a combattere”.

Soddisfatto del calendario più razionale?

“Hanno vinto gli atleti: finalmente c’è una suddivisione in blocchi ben definita. Sono cambiate le distanze, sarà interessante: si rimette tanto in discussione, si mettono sul piatto tanti schemi fissi. Sarà una stagione diversa. Io sono aperto al cambiamento. Nella vita di oggi con continue novità non puoi non adeguarti”.

Cosa non le piace allora?

“Purtroppo i norvegesi continuano a impuntarsi perché il fondo è tutto loro, vogliono fare e decidere come sempre tutto i norvegesi, e invece dove sta calando lo sci di fondo è proprio in Norvegia”.

“Paghiamo scelte scellerate. Paghiamo l’idea irrealizzabile di trasformarlo nel ciclismo sulla neve, tipo ognuno gareggia quando vuole. Non abbiamo più 50.000 persone al seguito”.

Le finali sono a Lahti, sulla neve del suo oro mondiale.

“Bei ricordi, si celebra il centenario dei Lahti ski games”.

I Mondiali non saranno al nord…

“A Planica ho vinto sprint e Team sprint, sono arrivato anche secondo. Conosco la pista, però la Sprint sarà in tecnica classica e quindi sarà un altro tracciato rispetto a quello in cui avevo vinto in tecnica libera. Nella Team sprint, invece, sarà la stesso ma nel frattempo sono cambiate le semifinali: si faranno sul tempo, non si corre sull’uomo. Sarà come nell’individuale e bisognerà capire come interpretare e gestire la prima gara”.

Non ha raccolto solo nel Mondiale di Oberstdorf 2021.

“Non è stato tanto sbagliato, la medaglia nella Team sprint era alla portata. Io mi faccio trovare pronto”.

De Fabiani non riesce a svoltare: da cosa dipende?

“Francesco sta bene. I suoi risultati dipendono sempre dai suoi obiettivi e come raggiungerli un po’ alla volta per andare sempre più su…Ha sbagliato la scelta delle gare alle Olimpiadi? Sono delle scelte che l’atleta fa e sapere a quali conseguenze portano”.

Resta lei l’anti Klaebo quando conta davvero come ai Giochi?

“Sta venendo fuori qualche talento, come Terentev del 1999, ma è russo e i russi non ci sono”.

Da sprinter finirà per fare la 50 km?

“Negli ultimi due anni ho vinto la 50 km ai campionati italiani…Un Pellegrino sempre sul pezzo”.





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